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Silvio Pellico e Giulia Falletti di Barolo |
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Silvio Pellico nasce a Saluzzo il 25 giugno 1789.
Dopo aver studiato a Pinerolo ed a Torino completa la sua formazione in Francia, a Lione. A vent´anni si stabilisce a Milano e frequenta il Monti ed altri letterati. Diviene intimo amico di Ugo Foscolo per il quale nutre una sincera ammirazione e venerazione.
Dopo la partenza del Foscolo da Firenze, nel novembre del 1813, Silvio Pellico seguita ad intrattenere una continua corrispondenza con l´amico ed alcuni mesi dopo, rispondendo alla prima lettera di Quirina Mocenni Magiotti, "la donna gentile" del Foscolo, inizia anche con lei una corrispondenza che durerà oltre trent´anni.
Diviene segretario e precettore in casa del conte Porro Lambertenghi e svolge un ruolo importante nella redazione del giornale "Il Conciliatore".
Conosce e frequenta Pietro Maroncelli che lo affilia alla Carboneria.
Il 13 ottobre dell´anno 1820 viene arrestato e nel 1821 condannato alla pena di morte. Questa pena gli viene commutata in vent´anni di carcere duro da scontarsi nella fortezza dello Spielberg in cui viene rinchiuso il 10 aprile 1822. Vi resta otto anni fino all´ottenimento della grazia. Esce dal carcere alla fine di agosto del 1830 distrutto nel fisico e nel morale.
Riprende l´attività letteraria e, divenuto amico dei marchesi di Barolo, ne diventa il segretario.
Muore a Torino il 31 gennaio 1854.
E´ ricordato per le sue tragedie, "Laudamia", "Francesca da Rimini", "Eufemio di Messina", "Ester d´Engaddi", "Igina d´Asti", "Leoniero da Dertona", "Gismonda da Mendrisio" ed "Erodiade".
Ma la sua opera più famosa, "Le mie prigioni", memorie di prigionia scritte nei duri anni di carcere, è quella gli darà una straordinaria popolarità e fama immortale.
L´amicizia calda e sincera tra la Magiotti ed il Pellico nasce e viene alimentata dalla corrispondenza tra i due che intercorre tra il 1816 ed il 1849, con una interruzione nei dieci anni che il Pellico trascorre in prigione. E´ grazie a tale scambio di lettere che viene evitata la dispersione della biblioteca fiorentina del Foscolo che sarà acquistata dalla Magiotti all´insaputa del poeta.
Silvio stima moltissimo Quirina e la ama e l´ammira per le sue doti eccezionali di fedeltà, abnegazione e dedizione per l´amico comune, doti che il Pellico è in grado di capire ed apprezzare molto più del Foscolo, perché il primo è mite, riflessivo, delicato, sensibile, disinteressato, mentre il secondo è irruento, focoso, egoista, opportunista, pur senza nulla togliere alla sincerità del legame affettivo che lo lega a Quirina.
Nelle prime lettere a Quirina il Pellico le dà del voi, poi con il passare degli anni il tono diventa sempre più confidenziale. Le scrive con gli appellativi più diversi, Signora, Amica del mio amico, Amica mia, Buona amica, Ottima amica, Amica infelicissima, Quirina amatissima, Carissima mamma, Sorella Quirina, Ottima Quirina.
Al contrario del Foscolo, che non l´ha mai nominata nelle sue lettere, Pellico ogni tanto scrive a Quirina di San Leolino.
Il 14 novembre 1830 "La tua vita anacoretica a San Leolino è proprio secondo il mio cuore. E mi sentirei gran desiderio di dividerla con te. V´è nella tua offerta, oh anima veramente materna, una benevolenza sì cordiale, sì schietta, sì gentile, ch´io anelo più che mai di venirti a conoscere da vicino. Sono costretto di ritardare, ma tosto che potrò, mi metterò in pellegrinaggio pel tuo sospirato eremo. Ho sempre bramato di vedere la Toscana, ma non mai sì caldamente come dacché nacque la nostra amicizia e le tue virtù mi costrinsero ad amarti; non mai, non mai sì caldamente come ora, che reduce da sì lunghe sventure, sento ancor più vivo il pregio della tua affezione e delle doti rarissime che t´adornano".
Il 31 gennaio 1831 "Non ho ancora notizie del mio buon Maroncelli; ed egli ha perduto molto, di non trovarsi a Firenze, e di non esser passato a San Leolino".
Il 1° gennaio 1833 "Il bel primo giorno dell´anno 1833, voglio per prima azione (mentre sicuramente tu dormi ancora - sono le cinque) volare in ispirito a S. Leolino o a Firenze, dove sarai, e - te inconscia - darti un caldissimo bacio".
Il 15 maggio 1833 Quirina invia al Pellico in dono un bellissimo orologio d´oro da tasca che il pittore Fabre le ha regalato 33 anni prima a Firenze. E´ l´orologio di Vittorio Alfieri.
Silvio è commosso e riconoscente "Qual gentile pensiero fu il tuo! Quanta bontà, quanta amicizia nel prezioso dono che m´hai fatto! Come potrò mai dimostrane la mia contentezza, la mia gratitudine? Un dono tuo avrebbe sempre avuto per me altissimo valore, qualunque fosse stato. Ma pensare a darmi così inestimabile reliquia! L´orologio d´Alfieri! Puoi immaginarti se sono altero di possedere questo tesoro, e di possederlo per grazia d´un´amica senza pari, per grazia tua".
L´8 giugno 1833 le scrive da Torino "Tu non potresti credere quanti onori m´hai cagionato! Tutta la città ha voluto e vuole vedere l´orologio di Vittorio Alfieri; tutta la città applaude al dono, e mi confonde col complimento di dire che lo merito. Ma ciò che mi fa più piacere si è d´udire la voce universale lodarti, benedirti, dimandare con amore chi sei, da quando e dove e come t´ho conosciuta".
L´orologio passa poi alla marchesa Giulia Falletti di Barolo che lo lascia al marchese Cesare Alfieri di Sostegno ed attualmente è conservato ad Asti, nel museo alfieriano, tra i cimeli del poeta.
Il 5 luglio 1833 "Addio sorella, addio, angiolo. T´amo con tutto il cuore, e non potendo andare a S. Leolino, mi vi trasporto spesso col pensiero, e ti vedo errare là tra quelle pergole, meditando tante dolci cose".
Il 25 febbraio 1835 "Ti ringrazio con tutta l´anima dell´amichevole tuo desiderio d´avermi qualche giorno a S. Leolino. Quanto lietamente ci verrei, per conoscere finalmente di persona un´ottima amica qual sei tu!".
L´8 marzo 1838 "Or sei tu a S. Leolino o a Firenze?".
Il 10 settembre 1816 il Pellico aveva scritto a Quirina da Varese e le aveva annunziato una visita a fine settembre, al seguito del conte Porro Lambertenghi.
Quirina per aspettarlo aveva ritardato la partenza per Montevarchi fino al 14 ottobre, quando aveva ricevuto un´altra lettera dal Pellico che le comunicava di non poter venire "Ah! Sempre più m´adiro di non aver potuto venire a Firenze. Quante cose m´avreste detto! Quante ve n´avrei dette io!".
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Giulia Falletti di Barolo (1786-1864)
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Silvio Pellico (1789-1854)
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Devono passare ventinove lunghi anni, finche un giorno la marchesa Giulia Falletti di Barolo decide di recarsi a Roma per chiedere al papa l´approvazione pontificia per i suoi ordini religiosi. Silvio la precede ed arriva a Roma il 23 agosto 1845. Alla fine di settembre arriva la marchesa con il suo cappellano, don Ponti ed il seguito.
Tutti prendono alloggio in un grande e lussuoso appartamento a via della Croce, vicino a piazza di Spagna.
Il 20 novembre il Pellico incontra in udienza privata l´anziano papa Gregorio XVI che ha letto e gli chiede de "Le mie prigioni" e gli regala una medaglia d´argento.
L´anno scorre e si conclude lieto fra feste, visite alla città eterna e ai musei, e solamente nella primavera del 1846 la marchesa decide di tornare a casa.
Di questo viaggio approfitta il Pellico per realizzare un vecchio sogno che coltiva ormai da trent´anni: incontrare e conoscere Quirina.
E così finalmente Silvio giunge in Toscana.
A questo punto sull´incontro di Quirina con il Pellico esistono due versioni, una che lo vuole avvenuto a San Leolino e l´altra a Firenze.
Secondo la prima è la fine di aprile ed il cielo, il paesaggio, i colli, i cipressi, ogni cosa concorre a creare una particolare atmosfera.
Silvio Pellico, Giulia Falletti di Barolo, don Pietro Ponte ed il seguito della marchesa salgono in carrozza per la strada della collina che conduce a San Leolino.
Sono attesi da Quirina che in quel periodo dell´anno è solita soggiornare nella casa di famiglia. Se l´incontro fosse avvenuto a San Leolino sarebbe probabilmente stato presente anche il pievano di San Leolino Pietro Paolo Badij. C´é senz´altro la nipote Ernestina con il marito Carlo Martelli ed il figlioletto Diego che ha quasi sette anni.
Il Foscolo è morto da 19 anni, Quirina ha 65 anni ed il Pellico 57.
Quirina fa visitare la casa agli ospiti, poi pranzano tutti insieme sotto un pergolato fiorito rievocando mille ricordi, primi fra tutti quelli legati al carissimo amico comune.
Con la lettera del 12 maggio 1846 Silvio ringrazia Quirina dell´ospitalità "troppo brevi sono stati i momenti che ho passato presso di te, ma pur ringrazio il Cielo d´aver finalmente potuto vedere e udire così egregia donna, così generosa amica [...] la signora marchesa di Barolo ha avuto molto piacere di fare la conoscenza tua e di voi tutti. Da buona fisionomista qual è, vi giudica eccellenti. Ti porgo i complimenti di essa".
La seconda versione, più attendibile, è suffragata da una lettera che Diego Martelli scrisse a Laura Biondi il 23 giugno 1892. Laura, figlia del caro amico del Martelli, l´avvocato Valerio Biondi suo ospite nella tenuta di Castiglioncello, aveva a quel tempo sei anni.
Il Martelli le racconta la storia della vita della zia Quirina, compreso il suo incontro a Firenze con il Pellico.
"Alla Sig.ina Laura Biondi
Livorno
Cara Laura,
Il 10 gennaio 1816 Silvio Pellico rispondeva da Milano alla Signora
Quirina Magiotti (la Donna gentile) che si era a Lui rivolta per avere
notizie del Foscolo.
Dal 10 gennaio 1816 si svolge la storia di questa amicizia, alimentata da
una continua corrispondenza, che a poco alla volta diventa
confidenzialmente fraterna. Nel 29 gennaio del 1833, la Quirina, cedendo
alle istanze dell´amico, gli mandava il suo ritratto; e finalmente, il 12
maggio 1846, dopo averla veduta, per la prima volta, in Firenze,
trent´anni e più da che cominciarono a carteggiare, il Pellico dandole
notizia del suo ritorno a Torino, fa il commento critico del ritratto antico
e la descrive vivente con raro magistero di forma.
A te cara Laura voglio, in questo giorno solenne, mandare copia del
malinconico e pietoso ricordo di una donna che fu molto buona e molto
modesta; gradiscilo come attestato della lunga amicizia che mi lega a´ tuoi
genitori ed a te, da tanto e così lungo tempo che non val più la pena di
numerarlo.
Il tuo vecchio amico
Diego Martelli
Firenze, 23 giugno 1892"
(Stralcio della bozza del documento di Diego Martelli)
"Mia cara bella Laura
Tu sei ora una buona bambina che formi la delizia del Babbo e della
Mamma; col tempi diverrai sposa e madre ed abbandonate le bambole
dovrai consacrarti alle cure domestiche. Quando sarà giunto quel giorno
ancora lontano noi tutti se non saremo morti saremo vecchi e più vecchia
e più matura di senno sarà questa nostra Italia per la quale tuo padre
offriva nel milleottocentocinquantanove la vita sui campi di Lombardia
dai quali tornava come tu sai onorato cittadino ma con un occhio di
meno.
Permettimi dunque che io dedichi a te questo libretto dove troverai
esposta la storia di una trentenne amicizia passata fra due anime sante e
che questo caro ricordo di famiglia io offra di buon cuore a te che di buon
cuore lo accetterai.
Intanto comincerò dal raccontarti come questo carteggio fra Silvio Pellico
e la Quirina Magiotti ebbe principio e così alla meglio ti dirò chi furono
queste due persone [...] Io ho avuta la fortuna di conoscere
quest´uomo virtuoso nel 1846 allorquando passò da Firenze ed ho
assistito presso a poco dell´età tua all´incontro di questi due vecchi amici;
rammento ancora il Pellico insieme ai miei genitori all´albergo della
Vigna nuova. Il Pellico non lo trovammo in casa e come fu dolorosa la
mia sorpresa nel vederlo salire le scale sorretto sotto le braccia poiché le
lunghe pene sofferte non gli avevano domato lo spirito ma bensì
straordinariamente indebolite le membra. La zia Quirina saputo il suo
arrivo volò dalla campagna alla città tosto che seppe la visita inaspettata e
fu bella e pietosa scena a vedersi il lungo bacio che si dettero la prima
volta questi due vecchiarelli che da trent´anni si davan del tu senza
essersi veduti mai."
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